Coordinate
S. Grant, S. Norton, R. A. Hoekstra
https://doi.org/10.1002/aur.3297
Introduzione
La sensibilizzazione centrale è stata originariamente descritta da Clifford Woolf nel 2011; si tratta di uno stato di ipereccitabilità del sistema nervoso centrale in cui l’input sensoriale viene amplificato, in particolare lo stimolo dolorifico, così che vengono percepiti come dolorosi anche stimoli innocui, generando dolore cronico senza un’apparente lesione periferica in corso.
Questo fenomeno è associato a diverse condizioni di salute croniche, tra cui fibromialgia, sindrome da stanchezza cronica, sindrome dell’intestino irritabile, emicrania / cefalea tensiva cronica e encefalomielite mialgica, che sono spesso raggruppate insieme come “sindromi da sensibilizzazione centrale” (CSS). Sebbene la ricerca si sia concentrata maggiormente sul dolore, la CSS è associata ad un’amplificazione in molti domini sensoriali diversi, tanto che la maggior parte dei pazienti riferisce ipersensibilità sensoriale. La CSS è difficile da diagnosticare e trattare, i fattori causali sono molteplici, da quelli genetici a quelli psicosociali (fra cui traumi e stress), ed è una condizione molto più frequente nelle donne. Può divenire particolarmente invalidante compromettendo il normale svolgimento delle attività quotidiane, a causa di sintomi fra cui dolore diffuso, rigidità, insonnia, ipersensibilità a suoni, luci, stimoli tattili, umore disforico, e compromissioni cognitive (particolarmente la memoria a breve termine e l’attenzione).
Sindromi di sensibilizzaazione centrale e autismo
I sintomi della CSS, quali ipersensibilità sensoriale, affaticamento, difficoltà cognitive, sono frequentemente riscontrati anche nelle persone autistiche; la sensibilità sensoriale rappresenta uno dei fattori di rischio del dolore cronico, che sembra essere più frequente nella comunità autistica. Le persone autistiche possono essere fisiologicamente più sensibili al dolore e di conseguenza alla sua cronicizzazione.
Risultati dello studio
Un precedente studio della Grant et al. (2022) ha riscontrato, in un campione di oltre 970 persone autistiche adulte, che il 60% presentava sintomi di CSS superiori al valore soglia clinico (scala usata: Central Sensitisation Inventory), mentre solo il 21% riportava una diagnosi clinica formale di CSS. Le donne autistiche avevano maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di CSS e manifestavano più sintomi rispetto agli uomini. L’età e il genere, ma soprattutto la sensibilità sensoriale e l’ansia erano predittori significativi dei sintomi di CSS. In base a questi risultati gli autori hanno ipotizzato che la CSS possa essere sottodiagnosticata nella comunità autistica, o che esista un’ampia sovrapposizione di sintomi che non è stata ancora sufficientemente esplorata. Capire in modo più esaustivo la relazione fra autismo e CSS risulta dunque importante sia per la pratica clinica, in quanto si potrebbero fornire nuove indicazioni per lo screening diagnostico e i trattamenti, sia per una vasta gamma di aree di ricerca, tra cui neuroscienze, psicologia, sociologia e salute. Lo studio più recente di Grant et al. (2024), di cui riportiamo qui i risultati, ha esaminato le diagnosi e i sintomi di CSS in un campione di adultǝ autisticǝ e non-autisticǝ, per poter comprendere la relazione fra sintomi di CSS e sintomi autistici, salute mentale, sensibilità sensoriale, e genere. Il campione era formato da oltre 534 partecipanti (428 donne, 91 uomini, 15 con altre espressioni di genere), di cui un sottogruppo con diagnosi di CSS, un altro con diagnosi di autismo, un terzo con ambedue le diagnosi e un gruppo di controllo. I risultati dello studio hanno mostrato che
- (a) il punteggio medio al Sensory Sensitisation Inventory per le persone autistiche senza una diagnosi di CSS era ben al di sopra del cut-off clinico, suggerendo che i sintomi di sensibilizzazione centrale sono comuni nell’autismo,
- (b) le persone non autistiche con una diagnosi di CSS presentavano più tratti autistici all’Autism Spectrum Quotient rispetto al gruppo di controllo, pur non raggiungendo il cut-off per l’autismo,
- (c) le persone autistiche senza CSS e le persone non autistiche con CSS mostravano livelli comparabili di sensibilità sensoriale, inoltre la sensibilità sensoriale risultava un predittore dei sintomi di CSS,
- (d) la depressione era fortemente associata ai sintomi di CSS ed era più alta nelle persone autistiche con una diagnosi di CSS,
- (e) le donne riportavano più sintomi di CSS e depressione rispetto agli uomini.
Interrogativi ancora aperti
I risultati di questo studio aprono interrogativi importanti: i sintomi autistici e di CSS possono esacerbarsi o mascherarsi a vicenda? potrebbe esserci un effetto di mascheramento diagnostico con una conseguente diagnosi errata o sottodiagnosi?
Inoltre, dato che le persone autistiche con una CSS sono più inclini alla depressione, la necessità di una chiarificazione diagnostica è fondamentale per affrontare questa condizione in una comunità che già sperimenta tassi importanti di suicidio e difficoltà di salute mentale.
Infine, la constatazione che i sintomi della CSS sono più comuni nelle persone autistiche dovrebbe guidare i clinici nel considerare lo screening per l’autismo nei pazienti con CSS e lo screening per la CSS nelle persone autistiche che presentano dolore o affaticamento, al fine di minimizzare le possibilità di diagnosi errata. Questo è ancora più pertinente per le donne, nelle quali l’autismo è sottodiagnosticato e la CSS è più diffusa.
Le ricerche future potrebbero inoltre includere lo sviluppo di piani di trattamento clinico integrati.

