Coordinate
Víctor Ruggieri
https://medicinabuenosaires.com/PMID/40020095.pdf
Introduzione
Sebbene il burnout sia un argomento presente e urgente nella comunità autistica, raramente viene affrontato in ambito professionale.
In questo articolo del 2025, il prof. Ruggieri affronta il burnout nelle persone autistiche, nelle loro famiglie, negli insegnanti e nei professionisti, ne analizza i fattori scatenanti, le manifestazioni cliniche e suggerisce brevemente strategie di prevenzione e riduzione.
Il burnout autistico
Le problematiche sociali, cognitive, neuropsichiatriche e cliniche presenti nelle persone autistiche le mettono difronte a una notevole pressione sociale, sia per relazionarsi in modo appropriato sia per soddisfare le attese dell’ambiente di appartenenza, con conseguenze negative sulla salute fisica e mentale, come il burnout autistico. Questa situazione è più grave nelle donne autistiche, spesso a causa del bisogno di mimetizzarsi e di integrarsi per sentirsi parte del gruppo sociale (camuflaging). I genitori delle persone autistiche devono quotidianamente impegnarsi per garantire i supporti necessari nella vita deǝ figliǝ (come interventi terapeutici, supporto scolastico, inclusione, socializzazione e autonomia), devono gestire l’ansia del futuro, e vivono per questo un forte stress. Anche terapisti e insegnanti possono manifestare segni di stress, ma tale condizione viene presa raramente in considerazione.
Il burnout è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale che può colpire chiunque, comprese le persone con autismo. Sebbene non sia incluso nel DSM-5, si può considerare una sindrome connessa alla salute mentale, dovuta allo stress causato, da una parte, dalle eccessive richieste ambientali e, dall’altra, dall’impossibilità di gestirle e soddisfarle, in assenza di un adeguato supporto.
Il burnout è caratterizzato da un esaurimento generalizzato e prolungato (di solito almeno 3 mesi), con tre sintomi principali: – stanchezza fisica e mentale che non si recuperano con il riposo, – perdita di funzionalità e autonomia, – ridotta (distacco) o aumentata reattività agli stimoli ambientali.
Si tratta di un problema significativo per la comunità autistica e, anche se può manifestarsi in modo diverso rispetto alle persone non autistiche e a quelle con altre disabilità, è descritto come una condizione che causa forte disagio, perdita di rendimento scolastico, difficoltà lavorative, perdita della salute, riduzione della qualità della vita, e persino ideazione e comportamenti suicidari. Pur essendo molto diffuso, raramente viene affrontato in ambito professionale, anche se oggi molti gruppi di lavoro, reti sociali e associazioni ne cominciano a parlare.
Il burnout neǝ bambinǝ autisticǝ
Deriva principalmente da sovraccarico sensoriale, emotivo e sociale. Ambienti non favorevoli possono intensificare lo stress, portandolo a livelli estremi.
A ciò si aggiungono difficoltà di comunicazione, richieste scolastiche, cambiamenti di routine, bullismo, mancanza di supporto da parte dei coetanei o dell’ambiente scolastico e la necessità di mascherarsi per integrarsi. Tutto ciò può portare a una perdita di abilità sociali e a una maggiore reattività agli stimoli.
Pertanto diventa molto importante prestare attenzione a questi problemi e utilizzare strategie come la cura di sé (concedendosi il riposo), l’identificazione dei disturbi dell’elaborazione sensoriale e il tentativo di mitigarli (ad esempio, cuffie per ridurre il rumore, ecc.) e la sensibilizzazione di coetanei, insegnanti e dell’intera comunità scolastica.
Burnout familiare
Il burnout tra i familiari di persone autistiche è un problema comune, a causa delle continue richieste e dello stress associati alla cura di una persona cara. Chi si prende cura di una persona autistica, che si tratti di genitori, fratelli, sorelle o altri parenti, può sperimentare esaurimento fisico, emotivo e mentale.
Burnout dei genitori
Tra i fattori scatenanti vi sono le esigenze di cura, supporto e supervisione continua; il sovraccarico emotivo legato ai problemi comportamentali; l’isolamento sociale (meno tempo per instaurare o mantenere relazioni sociali al di fuori del contesto familiare), che può portare a sentimenti di isolamento e a una percepita mancanza di comprensione e supporto da parte dell’ambiente circostante, inclusi amici, familiari e la comunità in generale. A ciò si aggiungono le difficoltà nel trovare un’équipe terapeutica con professionisti qualificati, il costo delle terapie e la percezione di essere inadeguati.
Il 33% dei genitori soffre di ansia e il 31% di depressione, quest’ultima più comune nelle donne, soprattutto nelle famiglie con adolescenti o adultǝ autisticǝ.
Costantemente associati al burnout genitoriale, secondo la Teoria dei Sistemi Ecologici, e da considerare come possibili condizioni di rischio, sono i fattori individuali del microsistema (es. genere, livello di istruzione, reddito, personalità, ansia, sintomi depressivi, resilienza, autostima e bisogno di controllo,..), combinati con il mesosistema (situazioni interpersonali che coinvolgono la relazione genitore-figlio e la soddisfazione coniugale), l’esosistema (componenti comunitarie o organizzative, il numero di figli, le ore dedicate alla loro cura, le condizioni deǝ bambinǝ, i problemi comportamentali e il livello di supporto sociale) e il macrosistema (interazione di elementi culturali, sociali/politici e valori personali).
Per prevenire o trattare il burnout genitoriale è fondamentale cercare supporto (ad esempio, gruppi familiari), fare delle pause, avere informazioni accurate sull’autismo, comprendere i propri limiti, evitare di sentirsi inadeguati e permettersi di chiedere aiuto (a familiari, amici, ecc.).
È cruciale che chi si prende cura di una persona autistica si prenda cura anche di se stessa e del suo benessere personale.
Impatto su fratelli/sorelle
Avere un fratello o una sorella autisticǝ cambia il ciclo di vita in molti modi.
I fratelli e le sorelle vivono molte delle stesse tensioni degli altri membri della famiglia, come sentimenti di vergogna, conflitti, e a volte anche aggressività durante le interazioni di gioco. I genitori potrebbero non essere in grado di supportarlǝ sufficientemente perché si sentono sopraffatti dal tentativo di soddisfare i bisogni e le richieste del figlio autistico. I fratelli e le sorelle possono sentirsi esclusi e risentiti, a volte anche sperimentare alti livelli di solitudine, perché il fratello autistico assorbe gran parte del tempo e delle attenzioni dei genitori. Fratelli e sorelle di persone autistiche sperimentano un ridotto benessere psicologico, una minore percezione di supporto sociale, una maggiore aggressività e una maggiore propensione al conflitto, all’ansia e allo stress, fattori che indubbiamente compromettono la qualità della loro vita.
Questa situazione non va sottovalutata ed è necessario affrontarla tempestivamente con i genitori per organizzare e migliorare i servizi di supporto a loro dedicati.
Burnout dei docenti
L’inclusione in classe è un elemento di stress che non va sottovalutato e gli/le insegnanti che seguono alunni autistici o con disabilità sono generalmente più a rischio di burnout.
Tra i principali problemi segnalati dagli/dalle insegnanti vi sono difficoltà di integrazione sociale e comportamenti disadattivi. Gli/le insegnanti devono necessariamente apportare cambiamenti significativi alla loro metodologia di lavoro, ma spesso mancano loro le conoscenze necessarie, il che aumenta stanchezza e stress.
Inoltre, il senso di autoefficacia gioca un ruolo fondamentale. Minore è il senso di autoefficacia, maggiore è la probabilità che gli/le insegnanti mettano in atto altre strategie legate alle emozioni e ai sentimenti di stress, con un rischio maggiore di burnout.
È fondamentale pertanto che la scuola attivi percorsi formativi ben organizzati sull’autismo life span, sulle strategie per la modifica dei comportamenti, sul lavoro multi- e interdisciplinare, sui rapporti con la famiglia e sulla collaborazione nel team di lavoro.
Burnout dei professionisti
I professionisti che lavorano con persone autistiche si trovano ad affrontare un pesante carico emotivo, spesso aspettative eccessivamente elevate da parte dei familiari o delle persone autistiche stesse, e una forte pressione dovuta al sovraccarico di lavoro, carenza di risorse e di interazione con altri professionisti, e isolamento professionale. L’intervento migliore è quello condotto in modo multi- e interdisciplinare, con accordi e coerenza terapeutica, cosa che spesso risulta difficile da raggiungere.
Per tutti questi motivi sono cruciali la supervisione, la creazione e lo sviluppo di reti professionali, la formazione continua, il riconoscimento dei confini professionali e la ricerca di supporto da parte di altri professionisti o consulenti.
Conclusioni
A mo’ di conclusione possiamo affermare che il lavoro di squadra è fondamentale e dovrebbe guidarci verso il concetto di “prendersi cura gli uni degli altri con empatia“.


