Istituita il 10 ottobre 1992 da Richard Hunter, Segretario Generale della World Federation for Mental Health (WFMH), vuole contribuire a diffondere consapevolezza e mobilitare politiche e sforzi a tutela del benessere psicologico e della salute mentale nel mondo.
La salute mentale è infatti un diritto umano universale e costituisce una priorità globale.
L’OMS ha adottato la giornata come appuntamento istituzionale di riferimento. I monumenti si illuminano di verde e un nastro verde è indossato da membri di organizzazioni e istituzioni e dai cittadini. Chi soffriva di problematiche mentali nel passato era emarginato ed etichettato con questo colore, che oggi da simbolo di stigma diventa simbolo di riscatto, dignità e inclusione.
Ogni anno viene definito uno specifico focus. Il primo è stato Migliorare la qualità dei servizi di salute mentale nel mondo, a cui sono seguiti temi, per esempio la salute mentale di bambini donne e anziani, di giovani in un mondo che cambia, oppure la relazione fra salute mentale e diritti umani, prevenzione del suicidio, ambiente di lavoro. Il tema scelto per il 2026 è Ascoltare le esperienze vissute: voci vere, vero cambiamento.Il focus è stimolare cambiamenti politici rimettendo le persone sofferenti al centro delle politiche e decisioni sanitarie, e promuovendo l’ascolto attivo delle loro narrazioni, il co-design nella programmazione delle cure, l’abbattimento dello stigma.
Cosa si è ottenuto
Grazie a questa giornata il tema della salute mentale, considerato un tabù, è stato portato nel dibattito pubblico ottenendo effetti positivi:
- aumento della consapevolezza,
- adozione da parte degli stati membri del piano di azione OMS per la copertura della cura e l’adeguamento dei servizi e delle strutture,
- introduzione nelle scuole di programmi di alfabetizzazione emotiva e prevenzione del bullismo,
- introduzione nelle aziende di supporti psicologici per la riduzione dello stress e la prevenzione del burn-out,
- introduzione di numeri verdi nazionali e servizi di chat per la prevenzione delle crisi e del suicidio.
Problemi Aperti
- Nonostante questi traguardi rimane ancora un grosso divario fra i risultati ottenuti in termini di consapevolezza e le risorse economiche che vengono stanziate dai governi, che rimane sotto al 5% nei paesi ad alto reddito, e non raggiunge il 2% in quelli a basso e medio reddito. Esiste quindi un enorme divario fra il fabbisogno e i servizi realmente erogati.
In Italia la spesa effettiva per la salute mentale si colloca intorno al 3% (ben al di sotto dei paesi europei ad alta protezione sociale, che oscilla fra l’8 e il 10%). Il costo della cattiva salute mentale secondo l’Ocse arriva a circa il 3.5% del PIL. Si registra una significativa carenza di organico (10.000-15.000 operatori) fra medici, psicologi e infermieri per coprire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Gli antidepressivi costituiscono il 72% della spesa farmaceutica complessiva. La spesa per la salute pro-capite è di circa 70 euro, con forte divario fra NORD e SUD, e con significativo scostamento da quello di altre nazioni europee (dai 300 ai 500 euro pro capite). C’è un grosso spostamento sulla spesa privata (si cura chi ha la possibilità economica per farlo), e cure basate soprattutto sull’assunzione di farmaci e non su percorsi integrati con supporto psicoterapeutico. Anche il bonus psicologico è risultato insufficiente a coprire la domanda. Molto carenti le reti integrate scuola-famiglia-servizi territoriali, per intercettare i segnali di disagio psicologico prima che si trasformino in patologie conclamate. L’assistenza è prevalentemente erogata nei momenti critici di emergenza, manca o è gravemente carente il supporto a lungo termine, e il reinserimento sociale e lavorativo.
- I pregiudizi sulla malattia mentale determinano ancora stigma e discriminazione sociale, con ripercussioni in ambito lavorativo e delle relazioni interpersonali.
- Si registra oggi un picco di disturbi d’ansia, depressione e isolamento (fenomeno Hikikomori) in particolare fra adolescenti e giovani adulti, che viene accentuato dall’uso dei social media e dall’iperconnessione.


