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Understanding autism: Causes, diagnosis, and advancing therapies Min Wang, Xiaozhuang Zhang, Liyan Zhong, Liqin Zeng, Ling Li, Paul Yao Brain Research Bulletin 227 (2025) 111411
Introduzione
Attualmente, la maggior parte degli studiosi ritiene che l’insorgenza del disturbo dello spettro dell’autismo (ASD) derivi da una complessa interazione tra fattori genetici e influenze ambientali.
I fattori di rischio frequentemente segnalati includono diabete materno durante la gravidanza, squilibri ormonali, malattie infettive, esposizione a inquinanti ambientali, assunzione di determinati farmaci, carenze nutrizionali, età avanzata dei genitori e storia familiare di malattie mentali.
Sia i fattori genetici che quelli ambientali prenatali possono svolgere un ruolo nello sviluppo dell’autismo inducendo modificazioni epigenetiche nei neuroni della prole. Un esempio è la metilazione di geni e le alterazioni epigenetiche negli spermatozoi paterni, correlati allo sviluppo neuronale dell’embrione.
Caratteristiche epidemiologiche
Si stima che circa 1:100 bambinə nel mondo sia autisticə (range da 0.22% a 3.6%);
- Rapporto maschi:femmine = 4:1. La prevalenza nelle femmine potrebbe essere sottostimata per es. a causa delle caratteristiche comportamentali più sfumate nelle donne, che rendono meno efficace il riconoscimento precoce dell’autismo tramite strumenti diagnostici, o alla presenza di pregiudizi sociali che danno priorità alla diagnosi nei maschi rispetto alle femmine;
- la prevalenza rimane ancora sconosciuta in molti paesi con basso reddito, a causa dei servizi limitati e dello stigma, mentre i paesi ad alto reddito beneficiano di solidi sistemi di monitoraggio;
- la prevalenza è in aumento, in particolare nella fascia di età 0-8 anni; ciò è probabilmente dovuto all’aumentata capacità diagnostica (cambiamento dei fattori diagnostici, maggiore consapevolezza, miglioramento dell’accesso ai servizi dedicati);
- l’età in cui si effettua la prima diagnosi sta diminuendo nel tempo.
L’aumento della prevalenza di autismo può riflettere una reale crescita dei casi, ma è anche influenzato da vari fattori. Questi includono differenze socio-economiche e politico-culturali, variazioni nella consapevolezza governativa e pubblica, differenze negli strumenti di screening e nei metodi diagnostici, discrepanze nelle popolazioni su cui si effettua lo screening e differenze nei metodi di raccolta dei dati.
Inoltre, fattori come il basso peso alla nascita, la nascita pretermine, malattie specifiche (ad esempio, disturbi psichiatrici, distrofia muscolare), alcune sindromi genetiche (es., X fragile) e la vita in aree con elevato inquinamento industriale, mostrano una correlazione con la prevalenza dell’autismo in generale. In alcuni paesi, lo stigma che circonda l’autismo ne ha influenzato i tassi di rilevamento.
Fattori genetici
È noto che i fattori genetici svolgono un ruolo critico in molti casi di ASD, come dimostrato dagli elevati tassi di concordanza negli studi sui gemelli e dall’identificazione di numerose varianti genetiche associate all’ASD; tuttavia, circa il 75-80% delle persone autistiche non presenta una mutazione di un singolo gene o una variante del numero di copie chiaramente identificabile. Le influenze non genetiche e multifattoriali giocano pertanto un ruolo molto importante nell’eziologia dell’ASD. Piuttosto che proporre che i fattori ambientali abbiano un’influenza maggiore dei fattori genetici, gli autori dello studio suggeriscono che l’ASD sia frutto di interazioni complesse tra suscettibilità genetica ed esposizioni ambientali, il che potrebbe aiutare a spiegare l’aumento della prevalenza osservato in diverse popolazioni.
Fattori ambientali
I fattori ambientali precoci includono l’età avanzata dei genitori, alcune condizioni materne durante la gravidanza come carenze nutrizionali e stress psicologico, diabete, malattie infettive, disturbi della tiroide, assunzione di alcuni farmaci, esposizione a pesticidi, inquinanti atmosferici, metalli pesanti, microplastiche. Un consistente corpus di ricerche dimostra che molti di questi fattori ambientali contribuiscono allo sviluppo dell’autismo attivando il sistema immunitario materno e inducendo stress ossidativo e neuroinfiammazione, che influenzano lo sviluppo neuronale della prole (per chi fosse interessato, l’articolo originale riporta i meccanismi attraverso i quali questo avviene).
Questo corpus di ricerche suggerisce anche che alcuni biomarcatori come i metaboliti ormonali o le impronte metaboliche nel sangue materno o ombelicale potrebbero essere strumenti promettenti per la diagnosi precoce, restando comunque chiaro che, data l’eziologia multifattoriale dell’ASD, è improbabile che un singolo biomarcatore possieda sufficiente sensibilità o specificità.
La ricerca futura dovrebbe dare priorità all’identificazione e all’integrazione di più biomarcatori – genetici, metabolici, immunitari e ambientali – nei percorsi diagnostici.
Un approccio multidimensionale può offrire una migliore accuratezza predittiva e strategie di intervento più precoci e individualizzate.
Trattamenti dell’ASD
Attualmente, le strategie terapeutiche per l’autismo di dividono in approcci non farmacologici e farmacologici. La terapia non farmacologica comprende principalmente la terapia cognitivo-comportamentale, socio-comportamentale, gli interventi psicologici, la musicoterapia, l’arteterapia, l’esercizio fisico e la pet therapy.
Gli obiettivi principali di questi trattamenti sono lo sviluppo dell’autostima e delle competenze sociali e comunicative e il miglioramento della qualità di vita complessiva. Si stanno inoltre affermando come un nuovo approccio non farmacologico le terapie che utilizzano tecnologie digitali come computer, internet e AI.
Rispetto alla riabilitazione offline, le terapie digitali sono più economiche e superano i limiti di tempo e spazio, dimostrandosi promettenti per interventi mirati agli aspetti sociali, cognitivi ed emotivi. Tuttavia, sono attualmente disponibili solo in nazioni sviluppate, fra cui Stati Uniti ed Europa. Data la variabilità nell’efficacia, dimostrata da diversi studi, la ricerca futura dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni più immersive e interattive per migliorare il coinvolgimento e i risultati terapeutici e ottimizzare gli algoritmi per interventi personalizzati.
Recentemente, metodi di stimolazione cerebrale non invasiva come la stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) e la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) hanno attirato sempre più attenzione come potenziali terapie non farmacologiche per l’autismo. Tuttavia, le conclusioni degli studi clinici randomizzati controllati non sono sempre concordi, a causa delle differenze nei metodi di intervento, nelle misure di esito e nel numero di partecipanti. Pertanto, sono necessarie ulteriori valutazioni della loro efficacia e soprattutto lo studio di protocolli personalizzati adatti a diversi sottotipi e livelli di gravità di autismo.
Al momento non esistono interventi farmacologici ufficialmente approvati per affrontare i sintomi principali dell’ASD, e lo sviluppo di nuovi farmaci mirati a tali sintomi rimane uno dei compiti più sfidanti della ricerca attuale. I farmaci generalmente prescritti sono psicostimolanti, antipsicotici, antidepressivi e farmaci per i disturbi del sonno. I farmaci di per sé non migliorano direttamente le abilità sociali delle persone autistiche (l’articolo originale fa una disanima su alcune farmacoterapie attualmente in studio).
Conclusioni
Per affrontare l’autismo è necessario un approccio globale, che combini i progressi della ricerca, sia in ambito genetico e dei fattori ambientali, sia delle tecnologie diagnostiche e degli approcci terapeutici consolidati ed emergenti.

